Il progetto interpreta la compresenza di funzioni produttive, direzionali e residenziali attraverso un linguaggio architettonico caratterizzato da volumi articolati e dal dialogo tra pieni e vuoti. La composizione si distingue per la forza plastica degli aggetti in cemento, le ampie superfici vetrate e la definizione rigorosa degli elementi strutturali.
Gli interni si sviluppano attorno alla struttura metallica bianca della scala che organizza e connota lo spazio in verticale.
Un’architettura in cui struttura, funzione e forma concorrono a definire un’identità unitaria.
Il progetto è documentato come esempio di architettura significativa nel catalogo della mostra Arte a Bergamo 1970–1981, edito da Lubrina Editore.







